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Il senso della Vita: "Ricomincio da Capo"

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ricomincioIl senso della Vita: Ricomincio da Capo

Come Ti comporteresti, come reagiresti se all’improvviso dovessi vivere un giorno che si ripete sempre allo stesso modo e l’unico a saperlo sei Tu?

Questo è proprio ciò che accade a Phil Connors, interpretato da Bill Murray, nel film “Ricomincio da Capo” divertente, simpatico e con un suo significato sociale ben definito. Film intelligente, che sottende dietro la sua apparente leggerezza temi molto profondi, e interrogativi filosofici non da poco.

“Ricomincio da capo” scritto da Danny Rubin, regia di Harold Ramis. Con Bill Murray (Phil Connors), Andie MacDowell (Rita), Chris Elliott (I) (Larry), Stephen Tobolowsky (Ned Ryerson), Brian Doyle-Murray (Buster), Harold Ramis (lo psichiatra) Marita Geraghty (Nancy), Angela Paton (Mrs. Lancaster), Rick Ducommun (Gus), Rick Overton (Ralph), Robin Duke (Doris la cameriera), Carol Bivins (presentatrice), Willie Garson (Kenny, assistente di Connors), Les Podewell (il vecchio).

Regia                 Harold Ramis
Sceneggiatura   Harold Ramis, Danny Rubin
Data di uscita    1992
Genere               Commedia

La trama: Il 2 febbraio, il “giorno della marmotta” che dà il titolo al film nell’edizione originale (il titolo americano è Groundhog day), è un’istituzione statunitense celebrata nel villaggio di Punxsutawney, a nord di Pittsburgh in Pennsylvania. Ricomincio da capo inizia il 1 febbraio. Phil Connors (Bill Murray), annunciatore meteorologico per una catena televisiva che ha sede a Pittsburgh, parte alla volta di Punxsutawney per il suo quarto anno di reportage sul giorno della marmotta, una prospettiva che non lo entusiasma. Lo accompagnano il suo operatore Larry (Chris Elliott), che Connors tiranneggia e che lo ricambia con antipatia, e la sua produttrice Rita (Andie MacDowell). Rita è agli antipodi di Phil per gusti e atteggiamenti ma sembra cercare comunque in lui un lato buono. ricomincio1
L’indomani, dopo la breve diretta sul festival, in cui la marmotta vede la sua ombra, i tre ripartono per Pittsburgh ma vengono bloccati da una tempesta di neve che Connors non aveva previsto. Rientrano a Punxsutawney e vi trascorrono la notte. Connors si risveglia alle sei del mattino e si accorge subito che qualcosa non quadra: la radio trasmette esattamente le stesse voci del giorno innanzi, le stesse persone lo incontrano alla pensione e per strada, e si ritrova a raccontare in diretta l’identico festival del giorno della marmotta.

A questo punto inizia un ciclo infernale. Giorno dopo giorno, alle sei del mattino, Connors si risveglia ritrovandosi alla casella di partenza del due febbraio. Superato lo choc iniziale decide di trarre un qualche partito dalla situazione e comincia a raccogliere informazioni sugli abitanti del villaggio. Grazie a questa strategia seduce l’avvenente Nancy Taylor, svaligia un furgone per il trasporto valori, si dà alla bella vita, eccetera – episodi che naturalmente non si estendono al di là dello spazio del due febbraio. Quando però cerca di applicare i suoi piani a Rita la differenza tra i due si rivela insuperabile. Faticosamente Connors cerca di costruire la giornata perfetta, che dovrebbe culminare nella seduzione di Rita, ma inesorabilmente si scontra con il bisogno di sincerità della ragazza che intuisce la macchinosità dei suoi tentativi.

Dopo alcuni tentativi di suicidio del tutto inutili perché Phil continua a svegliarsi la mattina del due febbraio, l’uomo diventa sempre più affabile affabile con Rita e Larry. Si dà alla scultura di statue di ghiaccio. Decide di dedicarsi agli studi. Inizia a seguire un corso di pianoforte. Ne seguiamo i progressi. Conosciamo un Connors buono, che si dispera per non riuscire a salvare un pover’uomo che pare condannato a morire un due di febbraio e che finisce con l’accettare che alcune cose non possono venir comunque cambiate nel giorno che egli vorrebbe perfetto.

Nell’ultimo giorno della marmotta Connors compie una serie di buone azioni che gli permettono di guadagnare l’affetto degli abitanti di Punxsutawney e l’ammirazione di Rita che lungi dal trovarlo insopportabile lo compra all’asta degli scapoli. L’amore infine conquistato lo libera dalla ripetizione; il risveglio al tre febbraio porta con sé l’accettazione del destino: Connors vuole vivere a Punxsutawney.

“È già ieri” :Remake italiano del più riuscito film americano Ricomincio da capo

“Ricomincio da Natale”: copia del magnifico Giorno della marmotta traspostato nel periodo natalizio.

La morale:

Se non ci fosse domani, non ci sarebbero conseguenze e cattivi risvegli. È la morale bonariamente sottoproletaria che Phil Connors fa scoprire con facile maieutica ai suoi compagni di bevuta Gus e Ralph. Se non ci sono conseguenze tutto è permesso e possiamo non star più alle regole. La morale ha un’importante dimensione metafisica. In un mondo con una struttura diversa dalla nostra – come sembra essere quello in cui è temporaneamente confinato Connors – gli atti potrebbero avere conseguenze modeste e comunque circoscritte per colui chi li compie.

Avrebbero comunque delle conseguenze, contrariamente a quanto sostiene Ralph. Connors dà qui un’ulteriore prova di cinismo, dato che le conseguenze sono circoscritte per lui e non per gli altri. Ma certo i vincoli della situazione sono più deboli per Connors, che sa che per lui non ci sarà “domani”. Il successo morale dipende in buona parte dalla fortuna morale, dal gioco di conseguenze che rendono un atto buono o cattivo, ma la situazione di Connors indica che tale successo dipende anche dalla possibilità di conoscerne le conseguenze. E Connors sa che le conseguenze dei suoi atti non saranno mai avvertite da lui. In questo senso è una creatura morale bizzarra.

La conoscenza di Connors è diversa dalla nostra. Un po’ come il pianista che ripete lo stesso pezzo per impararlo, Connors ripete la cassetta metafisica dello stesso giorno. Tuttavia la conoscenza che ne ottiene si rivela inutile là dove dovrebbe dare i frutti migliori. Nonostante egli riesca a ottenere facilmente sesso e denaro, non riesce a conquistare Rita. A Rita non interessa quello che Connors sa, e addirittura la indispone che egli sappia anticipare tutti suoi desideri. Connors è un filologo di Rita, ma la sua erudizione è totalmente inutile. A Rita interessa un certo tipo di Connors, un Connors con certe qualità. La conoscenza è inutile perché non cambia Connors.

Non nasce mai un Connors nuovo o migliore, e difatti egli si ritrova ogni giorno ad essere il Connors che era il giorno prima. Questo è il vero significato della seconda parte del film, il vero senso, incidentalmente, del ricominciare da capo. Connors spezzerà il cerchio infernale quando passerà da una conoscenza che si limita a raccogliere dati a una conoscenza che lo trasforma. Imparare a suonare il piano trasforma colui che impara perché nell’apprendimento non ci si limita a memorizzare un pezzo, ma si acquisisce una tecnica che permette la padronanza di un numero virtualmente illimitato di pezzi.

Sto prendendo il film troppo sul serio? Si potrebbe anche interpretarlo come una caricatura di un certo messaggio tipicamente ‘americano’, dell’ansia di migliorarsi, delle guide per il ‘self-improvement’ che suggeriscono, per l’appunto, di dedicarsi appassionatamente a un hobby come la scultura del ghiaccio o il pianoforte, non certo di passare cinque anni a studiare il sanscrito o la meccanica quantistica. Forzando la mano alle intenzioni dello sceneggiatore, vorrei sostenere che il film mostra quanto conti la decisione di intraprendere questo viaggio che conduce alla conoscenza, e la decisione, sempre ripetuta, di continuarlo.

Possiamo parlare qui di un valore intrinseco della conoscenza, al di là di tutti gli usi strumentali che Connors può farne: limitati alle circostanze del momento nella prima parte del film, o inseriti in un grande progetto di vita nella seconda parte.

La metafisica del film, come abbiamo visto, è particolarmente deviante. Alle sei del mattino il protagonista si muove simultaneamente su due coordinate metafisiche, tempo e universi paralleli. Il tipo di conoscenza che può ottenere e il modo in cui questa si lega all’intuizione morale per cui la conoscenza ha un valore intrinseco potrebbero semplicemente dipendere dall’artificiosità della situazione, dalla metafisica molto particolare che ci propone lo sceneggiatore. Ma il legame con il mondo reale è in agguato dietro l’angolo, e ci viene offerto già al terzo giorno. Connors chiede a Gus e Ralph che cosa accadrebbe se uno fosse condannato a vivere sempre nello stesso luogo e i giorni fossero tutti uguali e nulla fosse veramente importante. Gus osserva, sconsolato, che questa è in fondo la sua vita: “That sums it up for me”. Il mondo reale non è poi così diverso.

L’onniscienza è moralmente insufficiente in quanto non rende necessariamente migliori. Il punto di vista fuori dal tempo e l’onniscienza sono irrilevanti ai fini morali. Non dovremmo accettare consigli e leggi da un dio. Gli inventori delle religioni sembrano averlo intuito quando hanno creato i miti degli dei fattisi uomini e scesi sulla terra a prodursi in spettacoli strani che attirassero l’attenzione degli umani. Per gli umani il viaggio alla ricerca della conoscenza è l’unica cosa che sembra veramente poter contare, e su cui nessun dio ha alcunché da insegnare.

La conoscenza e persino l’onniscienza possono non aver valore se non nella contingenza delle situazioni. Non basta essere dei e a volte la compagnia di un dio è noiosa. Anzi, gli umani hanno il privilegio di potersi migliorare, ed è questo che li rende così interessanti. Ciò che sembra avere un valore intrinseco è il cammino che ci porta alla conoscenza, e la conoscenza stessa. Per trarre questa morale Ricomincio da capo ci mostra una situazione che mancava al repertorio delle tragedie classiche. Ci mostra l’epica di un dio che diventa uomo e scopre che da uomini si sta meglio.

Roberto Casati

http://www.caffeeuropa.it/attualita01/123destino-marmotta.html

Riflessione: Questo film ci riconduce ai momenti in cui proviamo dei rimpianti per azioni compiute o non compiute, parole dette o non dette …..Ti sei mai chiesto cosa faresti se oggi fosse l’ultimo giorno della tua vita?

Ti è mai capitato di vivere più esperienze allo stesso modo o meglio seguendo le stesse dinamiche e quindi ad ottenere gli stessi risultati, anche se in momenti diversi e con persone diverse?  Come mai accade questo…..




Hamilton Beazley

Basta con i Rimpianti

Essere prigionieri del passato impedisce di vivere pienamente

Red Edizioni

Tutti possiamo riuscire a liberarci dai rimpianti, semplicemente conoscendo gli strumenti spirituali e psicologici che possono aiutarci a vincerli, combattendo gli schemi mentali sbagliati ed esaminando a fondo le nostre colpe. – Individuare le varie tipologie di rimpianti e di ricordi dolorosi; – conoscere gli strumenti spirituali e psicologici che ci aiutano a vincerli; – combattere gli schemi mentali sbagliati che li alimentano; – esaminare a fondo le nostre responsabilità; – perdonare con magnanimità chi ci ha ferito e noi stessi.
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Tullio Avoledo

L’Ultimo Giorno Felice

Edizioni Ambiente

«Ma c’è una sensazione forte proprio lì, in mezzo al torace: come se al posto del cuore ci fosse un terreno scavato, da cui tutto il buono è stato portato via. E nel vuoto prosciugato di ogni valore e bellezza, è come se lì adesso ci fosse una discarica di rifiuti.»

Francesco Salvador, cinquantenne, avvocato di successo. Una domenica, insieme a moglie e figli, si imbarca per una gita sulle isole della laguna veneta. Ma non riesce a godersi la bella giornata, il cellulare squilla in continuazione, e i fili della sua vita si aggrovigliano sempre di più. Francesco ha fatto i soldi vendendo i terreni lungo il fiume comprati con il duro lavoro di suo padre. Sul letto di morte gli aveva promesso che non li avrebbe mai venduti, in realtà li ha ceduti e ora sono utilizzati come cave di ghiaia e discariche. Ne è rimasto uno solo, quello su cui abita il vecchio zio. La situazione gli è ormai sfuggita di mano e precipita nel corso della giornata…

Un romanzo di atmosfere e rimpianto, in cui l’ironia lucida e disperata della prosa di Avoledo racconta il progressivo deterioramento dei nostri fiumi e delle nostre vite.

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CAPODANNO 2009

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Categories : Eventi, Musica, Spettacoli, Tutti
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Parlano gli artisti di Danzability: ballerini professionisti e diversamente abili

Le note di Nyman della colonna sonora del film Lezioni di piano accompagnano “Scambio di ruoli”, la danza a due di Rita e Selika. Una danza con la carrozzina per disabili. Anni e anni di scuola accademica, di lavoro in compagnie italiane e straniere hanno dato a Rita una tecnica sicura con cui il corpo può scolpirsi facilmente in volteggi ed estensioni. Per Selika, costretta alla sedia a rotelle, ogni movimento, piccolo o grande che sia, diventa “il gesto”.4

E dentro c’è tutto: voglia di vivere, di danzare, giocare, comunicare chi sei. C’è tutta la forza e l’intensità di chi ha solo quell’attimo unico per uscire allo scoperto. L’emozione investe Rita. Allora può librarsi leggera, può lasciarsi trasportare, può giocare insieme a Selika e la sedia a rotelle diventa uno strumento con cui, divertite, si scambiano i ruoli.

Così si percepisce che la danza è innanzitutto uno stato interiore, uno stato libero dell’essere. E si perde il conto di chi da e chi riceve. Lo spettatore si lascia cogliere da questo “unicum” che è spettacolo, ma anche comunicazione vera da essere umano a essere umano. «Sembra un paradosso, ma lavorare con i diversamente abili, ha restituito alla mia danza e alla mia vita la curiosità di bambina, il gioco, l’emozione. Può sembrare incredibile, ma è solo in questa esperienza che mi sono accettata pienamente.

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Ciò che ho fatto prima è stato come una preparazione per potere incontrare loro.

E trovare loro è incontrare la poesia». Si confessa così Rita Croce, una vita dedicata alla danza e che solo negli ultimi anni la vede educatrice del Centro servizi Santi Pietro e Matteo e insegnante di danza dei diversamente abili nel progetto Danzability. Danzability nasce nel 2004 da una collaborazione tra “Let’s Dance”, il Comune di Reggio Emilia e la cooperativa “Piccolo principe” attraverso i laboratori “Extra time”. Ma loro hanno altre ambizioni.

Così nel 2006 il progetto si evolve in un corso stabile, reso possibile dalla collaborazione del “Let’s Dance” con il Santi Pietro e Matteo. «Non volevamo che fosse solo un’opportunità per gli ospiti – spiega Vittoria Sassi, coordinatrice dell’Ente – ma intendevamo produrre spettacoli veri e propri, per trasmettere il patrimonio artistico ed espressivo dei partecipanti. Essi possono diventare così ambasciatori delle diversità, attraverso quel linguaggio universale che è la danza». I ballerini sono una decina e hanno difficoltà diverse, presenti alla nascita o sopraggiunte.

La maggior parte di loro risiede nella comunità dell’Ente, altri vengono accompagnati dai familiari. Nelle lezioni settimanali non c’è un canovaccio definito. Sì, ci sono le linee guida di Rita e la sua voce autorevole quando non c’è disciplina, ma lo spettacolo nasce e si costruisce rispetto al loro modo di muoversi, di esprimersi. Per Carmela la danza è rilassante, ma anche «ti mette voglia di fare all’amore».

Il ballo è “molto bello” per Fabio, che danza un finto tango su musiche di Mozart e che ha imparato a tenere ben eretta e fiera la testa; ballare è un piacere per Anastasia; Chiara e Alice si spingono oltre: la musica e la danza le fanno “impazzire”. «La musica entra dal cuore e io la rappresento da lì», dichiara Alice. Mary, che accompagna il marito Fabrizio, lo vede trasformato, da quando partecipa al gruppo. «Ma c’è una cosa che mi fa molto male – confessa Mary, fiera ed affettuosa di fianco al marito – devo combattere tutti i giorni con lo sguardo della gente.5

Se questi spettacoli venissero visti con occhi diversi, forse il mondo sarebbe migliore». Anche Simona, atelierista dell’Ente, può apprezzare come la musica e la danza trasformi i ragazzi e come l’esperienza riesca a fare superare loro ostacoli e paure. «San Tommaso diceva che la bellezza è lo splendore del vero; una frase così appropriata per queste persone!», sostiene Matteo, che collabora con Rita. Davide è un volontario, ex
allievo di Rita; viene da Bologna ogni settimana «perché mi sono innamorato di questa esperienza e per i rapporti che si sono costruiti con questi ragazzi, che mi hanno aiutato ad avere rispetto dei miei sentimenti e ad esprimere me stesso; loro infatti hanno questa libertà incredibile».

Il gruppo Danzability ha tenuto spettacoli alla Cavallerizza e nelle piazze reggiane del Restate; è stato chiamato in provincia, ma anche a Mantova e Firenze. A Bologna si è classificato primo nel campionato nazionale su sedia a rotelle. Ma vuole andare oltre: vuole partecipare a due concorsi di danza di teatro, ma non per disabili. «Vorremmo essere inseriti in un circuito di assoluta normalità. Il nostro sogno è diventare una compagnia a tutti gli effetti, ed anche essere pagati.

E andare al Valli, che è il simbolo della danza. Questi ragazzi sono da considerarsi artisti a tutti gli effetti, perché sanno comunicare emozioni e i nostri spettacoli hanno sempre una valenza culturale», sostiene Rita. «Dobbiamo liberarci del pietismo – continua – ma c’è invece molto rispetto e dignità nel riconoscere le diverse abilità». «Il progetto si sta autofinanziando – conclude Lia Gallinari, vice presidente del Let’s Dance . ma per raggiungere i nostri ambiziosi obiettivi, abbiamo bisogno di offrire più possibilità a questi ragazzi. E anche per poterne accogliere altri. Per questa ragione stiamo firmando un protocollo d’intesa con l’Istituto, la cooperativa Piccolo principe e il Cip (Comitato italiano paralimpico).

Intorno a loro devono esserci più professionisti, ma anche più volontari, non necessariamente danzatori. Importante è la passione, le competenze si possono costruire in laboratorio».
Per contatti: Vittoria
telefono 0522 533150

La danza è la vita

è in carrozzina e può comunicare solo attraverso il computer
Ed è così che ha risposto alle nostre domande

Selika, cosa è per te la danza?
È la vita.
Ovvero?
La vita è mangiare, dormire, respirare, gioire, piangere, arrabbiarsi, amare, odiare; tutto questo è vita e quindi è danza.
Da quanto tempo danzi?
Da sempre. Come ti ho detto, la vita è una danza, a volte bella, allegra, a volte malinconica, triste. Ma forse volevi sapere da quanto tempo mi è permesso di esternare chi sono, cosa vivo. Da pochi anni, quattro esattamente.
Hai conosciuto qui i tuoi amici?
Non ci sono amici nella danza, come nella vita, ma ci sono compagni di avventura, compagni con i quali condividi certe esperienze in quel determinato momento.
Come ti senti quando balli?
Mi sento viva; forse è l’unico momento in cui, anche chi mi circonda, riesce a capire chi
sono veramente.
Da dove ti vengono i gesti?
Dalla vita quindi, e dalla musica; i miei gesti forse non sono aggraziati, ma sono veri, sentiti.
Continuerai questa esperienza?
Certo, difficilmente mi stanco di qualche cosa, anche perché vorrebbe dire stancarsi di vivere. Io sono condizionata dalla volontà di altre persone e, fino a quando non si stancheranno di accompagnarmi, vorrò ballare; voglio vivere.
Cosa pensi di trasmettere con la danza?
Insieme alla mia insegnante ho creato una coreografia che per me è molto bella e dentro c’è il senso che la vita, bella o brutta che sia, vale comunque la pena di viverla appieno.
“Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà”, è il mio motto. Questo è quello che provo e che voglio trasmettere quando ballo.




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ott
25

Un amore romantico tra i… rifiuti

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UN ROMANTICO ROBOT

Nelle sale il nuovo film d’animazione della Pixar: al centro della storia amore e difesa dell’ambiente

Dai creatori di Ratatuille e Gli Incredibili, con la regia di Andrew Stanton (lo stesso di Alla ricerca di Nemo), è approdato nelle nostre sale cinematografiche il film di animazione computerizzata Wall•E, prodotto da Pixar Animation Studios in coproduzione con Walt Disney Pictures e alla cui realizzazione ha partecipato anche l’eccezionale direttore della fotografia Roger Deakins. Per la tecnologia usata il film non è solo un cartone animato digitale ma è stato definito dalla critica uno dei più rivoluzionari film di fantascienza mai prodotti prima.

La storia è ambientata nell’anno 2815, su un pianeta terra orami desolato, dove il livello di inquinamento si è fatto insopportabile e la superficie è ricoperta di immondizia. Il genere umano lo ha abbandonato per trasferirsi altrove, solo che prima di andarsene qualcuno ha dimenticato di spegnere l’ultimo robot, Wall•E appunto, che sta per Waste Allocation Load Lifter Earth Class (in italiano Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti). Rimasto solo al mondo il robot, dalle movenze di un piccolo Charlot, continua a fare ciò per cui gli umani lo avevano programmato, ripulire il pianeta. Dopo settecento anni di vita da spazzino, però, Wall•E sviluppa quella che in gergo tecnologico viene definita “una piccola anomalia”, una personalità, che lo fa diventare estremamente curioso ma che lo fa sentire anche molto solo. Finché non arriva lei, Eve, un’affusolata e seducente robot da ricognizione casualmente atterrata sul pianeta.

Il primo incontro non è dei più romantici, Eve è cablata diversamente, ma nonostante ciò Wall•E riesce a stabilire una connessione con lei, rendendosi conto di essere involontariamente incappato nella chiave che assicurerà il futuro della Terra. Di corsa il piccolo robot pulitore torna nello spazio per riferire agli umani – ansiosi di sapere di poter tornare a casa senza rischi – la sua scoperta. Nel frattempo Wall•E ne approfitta per seguire Eve in un lungo giro per tutta la galassia, lasciando l’unico mondo che ha conosciuto per seguire l’unica amica che abbia mai avuto. Insieme daranno vita ad una fantastica e comica avventura piena di emozioni, un’odissea d’amore fantascientifica, tecnologicamente umana e romantica. Molto bella anche la colonna sonora tra i cui brani ce n’è uno tratto da “Hello, Dolly!” che non poteva mancare, visto che Wall•E trova proprio nell’antica videocassetta del musical di Gene Kelly (dispersa tra i rifiuti del pianeta terra) la via per aprire il suo cuore all’amore, principale slancio per tentare di trovare una propria umanità all’interno di un telaio meccanico.

Marina Zenobio

www.guidagenitori.it


Categories : Spettacoli, Tutti
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set
30

Gruppi Emergenti

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CONCERTI

il nuovo video del 2° singolo estratto da LIVIDI
L’IMBARAZZO DELLA SECONDA SCELTA
è in rotazione su ALL MUSIC
NEWS:
acquista il cd “LIVIDI” direttamente dal mio sito a soli 14 euro
spese di spedizione incluse www.yumikomusic.com
NEXT GIGS:
28 settembre acustic live set @ SARTEA - Vicenza
11 ottobre live @ E’VITA festa SPRITZ.IT – Padova + LUCENERA
tua
y u m i k o

Yumiko è il sogno che nasce nel Febbraio del 2001, a Padova
in Veneto. Prende forma ed ispirazione da varie esperienze
precedenti e si definisce sin dai primi momenti come il
fortunato prodotto di percorsi ed elaborazioni musicali
differenti, confluite nel progetto in momenti successivi.
Yumiko succede eppure convive con Fujiko, alter ego ed
estensione temporale dell’anima sintetica odierna.
Le sonorità elettroniche avvolgenti, eppure allo stesso tempo
assolutamente fresche, sono gli elementi caratterizzanti dal
progetto sin dall’origine.
La musica di Yumiko ha già contagiato, spesso entusiasmato
molti, ed anche grazie a ciò ha goduto del sostegno di
professionisti affermati che hanno creduto e contribuito al
progetto: tra questi Roberto Vernetti e Mauro Andreolli per la
produzione artistica, ma anche Dj Ninfa che ha remixato il
singolo, o Daniele Zennaro (DanxZen) e Roberto Cinardi
(Saku).che ne hanno realizzato il video.
“Lividi”, il primo lavoro del gruppo pubblicato da EMI a
Febbraio 2008, è chiaramente venato delle influenze di
Depeche Mode, Nine Inch Nails e Massive Attack, dei quali
Yumiko vuole cogliere l’eredità spirituale, pur se reinterpretata
in chiave originale e fruibile nonostante il complesso lavoro che
se ne percepisce alle spalle.
Etichetta: Blackcoffee Records
Edizioni: EMI Publishing
Distribuzione: Self
Promozione: Lunatik
www.yumikomusic.com
www.myspace.com/yumikomusic

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