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dic
02

Gestire la propria Rabbia

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L’IMPORTANZA DI GESTIRE LA PROPRIA RABBIA

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Che cos’è la rabbia?
La possiamo considerare come una delle emozioni più forti che riusciamo a provare, oltre alla gioia e al dolore.
Può esserci utile in alcuni casi e dannosa in altri.
Si rivela utile nei casi in cui ci protegge da pericoli e possibili danni che potremmo subire; in questi casi la possiamo ritenere un’emozione utile e fisiologica.

In altri casi invece, essa può rivelarsi molto dannosa e procurarci gravi conseguenze.
La rabbia è una reazione che spesso scaturisce da stati di frustrazione, di costrizione, di percezione di una sorta di ingiustizia.
In realtà tutti la proviamo, chi più chi meno, anche se sembra che ci siano persone che non si arrabbiano mai ed altre che scattano subite anche per futili motivi.
Una rabbia è considerata sana quando viene in aiuto alla nostra sopravvivenza e ci protegge da possibili conseguenze dannose; mentre è considerata distorta quando da questa scaturiscono reazioni incontrollabili e comportamenti eccessivi ovvero aggressivi e addirittura violenti.

COSA SUCCEDE 
QUANDO NON RIUSCIAMO A CONTROLLARE LA RABBIA?

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  1. La RABBIA SI RIPERCUOTE sulla nostra salute:
    Quando proviamo un eccessiva emozione di rabbia, accusiamo vari disturbi psicosomatici, il nostro corpo infatti subisce l’influenza di questa forte emozione e va a trasformare il nostro sistema nervoso, il sistema immunitario e il sistema endocrino.
  2. I comportamenti che mettiamo in atto, procurano spesso sofferenza anche alle persone che ci stanno vicino, oltre che a noi stessi. Rischiamo di compromettere i nostri legami e le nostre relazioni.
  3. Rischiamo di perdere la lucidità mentale e quindi non essere più in grado di ponderare la situazione e di scegliere consapevolmente come comportarci e come reagire.

In questa situazione perdiamo molta energia, ci sottoponiamo ad un tale stress che riduce la nostra concentrazione e le nostre potenzialità. Ne và altresì del nostro equilibrio interiore e iniziamo a vederci minacciati da qualsiasi direzione; vediamo per così dire “tutto nero” e rischiamo di divenire vittime di noi stessi e della nostra incapacità di gestire questa forte emozione, quale la RABBIA.

COSA POSSIAMO FARE PER GESTIRE LA RABBIA?

Come si diceva nel nostro primo incontro di MISTERO DONNA,
ASCOLTO e  ATTENZIONE  in assenza di giudizio sono alla base anche dell’argomento ora in questione.
Sarebbe inutile negarla o fare finta di non provarla, bensì è fondamentale ascoltarla, ascoltarsi e cercare di comprendere qual è lo stato d’animo in quel preciso momento.

In cosa ci sentiamo colpiti particolarmente?
Cosa avremmo voluto?
Osservando oggettivamente la situazione, il nostro comportamento, la nostra reazione, ci appaiono opportuni e adeguati alla stessa oppure spropositati?

Porci queste domande, invece di lasciarci prendere la mano da pensieri e parole a ruota libera, ci permette di rimanere più lucidi ed in grado di trasformare questa emozione in qualcosa di costruttivo.

Approfondiremo questo argomento al prossimo incontro di

Mistero Donna

Domenica    7  Dicembre 2014 –  h.16.30-18.30

Ultimo Incontro Mistero Uomo–Mistero Donna:
Domenica 11 Gennaio 2015 (uomini/donne) h.16.30-18.30

Dove: 
Presso Sala incontri riservata c/o Ristorante/Pizzeria Il Mattone
Via Cacace, 6 – Maerne di Martellago (VE)

Contributo complessivo  € 30,00

 


Per info e iscrizioni compila il seguente modulo o contatta Maurizio allo  039 333 2590091

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Nel frattempo, compila il form per comunicare l’intenzione a partecipare agli incontri nelle date indicate. Ti invieremo tutti i dettagli per completare l'iscrizione. La quota di partecipazione potrà essere versata direttamente all'incontro.

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Tutti i dettagli del percorso Mistero Donna – Mistero Uomo a questa pagina

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nov
12

Mistero Donna: il grande dono

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L’Essere Donna è un universo così intenso, profondo e ha in sé un energia, per così dire, abbagliante.
Quest’energia è spesso sopita, dimenticata, nemmeno presa in considerazione dalla donna per prima.
Ritrovare questa forza, che ci sostiene, tornare ad essere consapevoli di chi siamo e delle qualità che possediamo è come ritrovare un tesoro sacro e prezioso, sperduto tra le varie tappe degli anni e dei secoli.

Questa forza potente, naturale, che ogni donna nasconde in sé è composta di passione, creatività, istinto e sapere innato.
Proviamo a capire come siamo oggi, l’abbiamo ancora o l’abbiamo persa la sensibilità nelle “antenne” potentissime che teniamo in un angolo, inutilizzate, dentro di noi? Senza utilizzare queste “antenne”, questo naturale istinto e intuito, questa semplice e immediata chiarezza, siamo portate a vederci come “vittime sacrificali” in molte situazioni.

La Donna, nei secoli, ha perso la consapevolezza del proprio potere personale, della sua grande generosità spirituale. Spesso si è vista travolta e piegata alle necessità altrui, oppure costretta a compiacere piuttosto che a crescere ed evolversi. Eppure, nonostante tutto, sentiamo che, nel profondo, c’è quella parte sana di noi, quell’intuito e quell’istinto di sopravvivenza che ci portano a fare grandi cose. Questo è il potente motore che ci può allontanare dalla scarsa autostima, dai frequenti e ripetuti errori e dai momenti di depressione.

La Donna si sente spesso così:

  • Stanca, confusa, ingabbiata, apatica, fragile, senza ispirazione e determinazione
  • Impaurita, debole, impotente, bloccata, timorosa, in cerca di sicurezze,

Possiamo racchiudere tutti questi sentimenti e stati emotivi in un unico grande stato emozionale: LA PAURA.
Questa paura che ci blocca e ci rende stanche, confuse e via di seguito come abbiamo appena descritto.
La paura di mostrarci per come siamo, quindi la paura del giudizio, paura di fallire, di sentirci inadeguate, impotenti, la paura di non avere la forza per affrontare gli eventi, i cambiamenti….

Emozioni e sentimenti derivati da retaggi familiari, culturali e sociali di secoli che, nel tempo, hanno infettato il nostro sistema interno che io chiamo “centralina” vedendoci vittime dei nostri stessi atteggiamenti e separate dalla nostra natura primitiva. Tutto questo, in verità, vale anche per l’uomo.

Il modo più naturale per riprendere le redini della propria esistenza è proprio quello di far riemergere la forza della propria natura primordiale e arcaica, quella istintiva; di alzare le famose “antenne”, maturando quella percezione interiore che ci fa scorgere ogni piccola sfumatura.
Ecco che iniziamo ad accettare quella parte di noi che ci sembra “inadatta” o “arrogante” o “ribelle” o cos’altro, e a comprendere che quella selvaggia e primordiale è la parte creativa della Donna e, in nessun modo, possiamo o dobbiamo soffocare.
Evitiamo di annullare la nostra forza castrandoci per il quieto vivere, per adeguarci o perché pensiamo che “non stia bene”.
Noi Donne siamo creatrici, diamo la vita, nutriamo, cresciamo, proteggiamo …

Come fare dunque, per recuperare quella forza creativa che ci fa respirare in modo semplice e naturale nel flusso dell’esistanza?
Ci troviamo il 30 Novembre ed insieme vediamo come si può:

Per ulteriori info, clicca sull'immagine

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feb
28

I bambini della Nuova Era

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I bambini della Nuova Era


il bambino Olografico

Il Nuovo millennio ci ha mostrato molte differenze tra i giovani di oggi e le persone più vecchie di una generazione passata. Queste differenze hanno creato confusione e difficoltà nelle relazioni tra genitori e figli, colleghi di lavoro più vecchi e più giovani, insegnanti e studenti e così via. Dove possiamo iniziare a sanare una divisione che sul pianeta non è mai esistita prima? I nostri giovani stanno affrontando questioni molto reali di violenza e rabbia, dipendenze da sostanze stupefacenti, tendenze suicide e depressione. La maggior parte delle istituzioni non è riuscita a essere d’aiuto. Nelle nostre famiglie e scuole, osserviamo scoppi di rabbia esplosivi. Ci preoccupiamo di avere ambienti sicuri per i nostri figli e ci domandiamo se ci sia una soluzione. Molti stanno cominciando a imparare come amare i bambini in un modo nuovo che non solo aiuterà la Terra e i suoi cittadini a evolvere, ma favorirà anche un’atmosfera sicura e spirituale in cui i bambini del ventunesimo secolo prospereranno.

I nostri figli elaborano le informazioni in modo diverso da come lo hanno fatto gli adulti nel passato. Noi, che siamo stati programmati per essere pensatori lineari, abbiamo sempre risolto i problemi in una progressione lineare. Quando i giovani affrontano un problema, sperimentano i loro pensieri simultaneamente. Le informazioni provenienti da molte dimensioni entrano nella loro mente rapidamente e tutte insieme.

Perché è necessaria questa osservazione per capire come migliorare le nostre relazioni con i bambini di oggi e del futuro? La nostra consapevolezza e accettazione del modo in cui i bambini elaborano le informazioni non solo è utile e rasserenante per i nostri giovani, a volte può significare la differenza tra la vita e la morte.

Con il cuore e la mente aperti verso questi bambini, troveremo molte strategie per migliorare i nostri sistemi educativi, i sistemi sanitari e le relazioni personali e famigliari. Quando diventeremo consapevoli di ciò che i nostri bambini sono venuti a insegnarci, riusciremo a chiarire il mistero dell’ascensione seguendo il loro esempio. Questo ci condurrà verso l’illuminazione e verso ambienti più sicuri, più amorevoli ed arricchenti per tutti.

Tra le varie sfaccettature che contraddistinguono i bambini della nuova Era illustriamo ora:

Rabbia contro Potere:

Nel nuovo bambino, un sintomo comune di disagio è la rabbia fisica che si trova appena sotto la superficie della sua personalità manifesta. Le medicine sembrano essere una risposta parziale a questo problema. La capacità di provare meno dolore ed essere più in controllo è gradito al bambino quanto agli adulti che si trovano intorno a lui. Non appena ci si occupa del sollievo dei sintomi, i bambini possono continuare a lavorare con le cause di una tale aggressione… nella speranza di rinunciare al bisogno delle medicine.

Per il processo di guarigione, sia per Madre Terra che i suoi abitanti, è essenziale una comprensione della rabbia. I bambini a volte reagiscono e a volte attaccano per un motivo. Questi attacchi verbali e talvolta fisici creano un’atmosfera difficile per gli adulti responsabili sia dei loro figli che dei bambini della società in generale. Quanti adulti sono disposti a sopportare che i giovani aprano le loro anime, affinché i modi negativi di pensare che soffocano la crescita degli adulti possano salire alla superficie? Se siamo d’accordo che il bambino vive in maniera olografica per esistere (come già riportato, sperimentano i loro pensieri simultaneamente e le informazioni provenienti da molte dimensioni entrano nella loro mente rapidamente e tutte insieme), riusciamo a vedere che ogni minaccia alla sua esistenza sarà affrontata con la ribellione e persino la violenza. La maggior parte della rabbia è una reazione emozionale alla persona che detiene l’autorità, che sta tentando di imporre sul bambino un modello lineare di comportamento. E più la forza è repressiva, più rabbia dovrà essere affrontata. C’è un drenaggio eccessivo del potere del bambino quando viene manipolato fino alla sottomissione. La mancanza di comunicazione dell’adulto di solito si manifesta come un muro di blocchi emozionali. La persona adulta che erige questi blocchi lo fa a causa del giudizio e della paura della rabbia del bambino. Il bambino perde potere quando l’adulto cerca di manipolarlo affinché si comporti in un modo che è più accettabile per il vecchio stile delle relazioni. Cambiare il nostro schema comportamentale in uno che rispetta totalmente la conoscenza e il potere dei nostri bambini arriva dalle profondità della ragione, eppure per noi è molto difficile trasmutare quella ragione in comprensione fisica.

Certamente, la disciplina è necessaria affinché gli esseri umani sopravvivano. Come si può realizzare se i bambini non ne hanno neanche un po’? La risposta è così semplice: i bambini accolgono la disciplina, quando è accompagnata dall’umiltà, dal rispetto e fornisce una direzione che è così necessaria ai nostri giovani. Il bambino non cerca di scappare dalle responsabilità, il bambino non sarà semplicemente costretto alla sottomissione, perché sa che a qualche livello quella cieca sottomissione non fa fronte ai bisogni della nostra società e certamente è in diretto conflitto con il processo dell’ascensione.

Ci sono nuove strutture che si stanno sviluppando in tutto il mondo che onorano il bisogno vitale del rispetto che i nostri giovani modelli dell’ascensione richiedono. I paradigmi della famiglia stanno cambiando in altri che approvano il trattamento di tutti i membri della famiglia con rispetto uguale. Le misurazioni lineari dell’età o del potere finanziario vengono sostituiti dalla consapevolezza che tutti i membri della famiglia sono uguali e contribuiscono con qualcosa di importante.

Usare approcci gentili di accettazione tranquilla e abbandonare l’imposizione di rigide regole di condotta, possono aiutare a cambiare la rabbia in potere, che il bambino può usare per co-creare una vita colma di significato e scopo. I guaritori e i genitori che lavoreranno con i nostri nuovi bambini, condivideranno veramente questo potere e troveranno la guarigione per loro stessi.

Carmen Dorsey   http://www.bambiniindaco.com/

I Bambini di Adesso
Bambini cristallo – Bambini indaco – Bambini delle stelle – angeli in terra – il fenomeno dei Bambini transizinali
Questo interessante libro è rivolto a tutti coloro che percepiscono l’imminente avvicinarsi di una trasformazione. L’autrice si rivolge particolarmente a tutti coloro che si sentono in qualche modo “diversi” ed anche ai loro genitori.Da decine di anni, sulla Terra nascono e si incarnano dei bambini con delle meravigliose qualità, un grande livello di intuizione e di sensibilità. Queste giovani anime possiedono in maniere diverse facoltà e percezioni extrasensoriali che vengono espresse in modo esplicito nella loro vita.

Questa raccolta di notizie riguardo a queste nuove creature aiuta il lettore a riconoscere quanto accade e trovare il giusto modo di relazionarsi.


Macrolibrarsi.it presenta la nuova collana per bambini Macro Junior

apr
21

Più Umiltà e Rispetto

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Riporto oggi la denuncia di una mamma
questo è un argomento che mi tocca personalmente
e che sicuramente troverà il consenso e la solidarietà delle famiglie
con ragazzini o ormai adulti dislessici e disgrafici a cui mi sento vicina
Mi occuperò di approfondire questo argomento di una attualità sempre più sentita
cercando di offrire spunti e strumenti utili alla conoscenza di quella
che è una difficoltà ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata
in primis dalle famiglie per la fatica a riconoscere ed accettare
questa unicità chiamata disturbo dell’apprendimanto DSA

Sonia Maggy

16-07-2009 sezione: LADENUNCIADELGIORNO

Io, mamma di un bimbo dislessico chiedo agli insegnanti più umiltà e rispetto.
Gentile direttore, da quando in Italia finalmente anche i media hanno iniziato a parlare di dislessia e Dsa (disturbi specifici di apprendimento) e soprattutto da quando è partito l’iter legislativo di una legge nazionale a tutela dei bambini e ragazzi dislessici, ci si imbatte nella pubblicazione di lettere firmate da persone, spesso insegnanti, che intervengono sul delicato tema della dislessia con estrema approssimazione e superficialità, dimostrando non solo di non conoscere il problema ma soprattutto di non volerlo capire.

Come mamma di un bambino dislessico, potrei consigliare a questi signori, soprattutto se insegnanti, di avere un atteggiamento un po’ più umile e rispettoso nei confronti di bambini che soffrono e che conducono ogni giorno una battaglia per portare avanti il loro difficile percorso di apprendimento. Magari, se questi signori si avvicinassero al problema dopo essersi adeguatamente documentati (e la bibliografia scientifica è molto ampia in Italia per non parlare dell’estero) potrebbero sviluppare un’opinione che, per quanto personale, possa almeno essere al riparo da banalissimi luoghi comuni. Ma nutro ben poche speranze.

Come mamma di un bambino dislessico, vorrei infatti soprattutto lasciare alla mia personale e diretta esperienza il compito di spiegare perché è così importante per il futuro di molti giovani riconoscere quanto prima e saper affrontare senza pregiudizi il problema della dislessia.

Mio figlio, che ora ha 10 anni e ha concluso la quarta elementare, è sempre stato fin da piccolo un bambino intelligente, attento, interessato e spigliato. Sempre pronto ad imparare, a capire, a conoscere, tanto che fino ai 6 anni i suoi giochi preferiti erano i libri, divorati con gli occhi, letti con la mente o con l’aiuto di un adulto. Eppure, nonostante le grandi aspettative, la sua prima esperienza scolastica è stata un disastro: non riusciva a scrivere correttamente, a fare le cornicette, a tenere la riga, la lettura era lentissima e stentata, invertiva le lettere e i numeri, colorava male e via dicendo. Per molte delle attività scolastiche non dimostrava alcun interesse e si era fatto via via sempre più scontroso, irritabile e cupo. Soprattutto aveva perso il sorriso. Ed aveva invece acquisito tutta una serie di malesseri ricorrenti tra cui mal di pancia, intolleranze alimentari, pianti depressivi. Un vero disastro, tanto da renderlo ai nostri occhi di genitori addirittura un bambino irriconoscibile. A rincarare la dose le note sui quaderni e i continui richiami delle insegnanti per la pigrizia, il disinteresse, la deconcentrazione, la superficialità, la svogliatezza.

Cosa era successo? Cosa aveva trasformato nostro figlio allegro, positivo e attento in un bambino triste e scolasticamente “asino”?
Solo ed unicamente grazie alla nostra caparbietà di genitori spinti dalla volontà di capire e comprendere, dopo un percorso certo non facile e senza la minima collaborazione da parte della scuola, abbiamo finalmente scoperto che nostro figlio poteva essere dislessico. Dico “poteva” perché prima dell’inizio della terza elementare i neuropsichiatri formulano semplicemente un sospetto di dislessia, riservandosi di confermarne la diagnosi più avanti. Questa prudenza è motivata dal fatto che in alcuni bambini possono verificarsi dei ritardi e delle lentezze di apprendimento che poi si risolvono gradatamente nel corso della seconda elementare. Mio figlio, invece, dopo approfonditi test che si sono sviluppati in numerosi incontri, è stato poi, in terza elementare, definitivamente diagnosticato con disturbi specifici di apprendimento, in particolare dislessia e disgrafia di grave entità abbinate a disortografia e discalculia più lievi. Da precisare che, invece, il quoziente intellettivo è superiore alla media. E’ quindi un bambino molto intelligente ma che non riesce a leggere, se non lentamente e con uno sforzo enorme, che non riesce a produrre un segno grafico soddisfacente, che non riesce a scrivere correttamente. Non riesce quindi a fare quello che per tutti gli altri bambini è facile, naturale e soprattutto automatico. Eppure può imparare, comprendere e capire, anche meglio di altri bambini, sempre che l’apprendimento non passi attraverso le attività del leggere e scrivere.

E’ un bambino dalle enormi potenzialità che però, all’interno di una scuola fondata sulla letto-scrittura se gestita da insegnanti con metodologie didattiche rigide e poco inclini ad un approccio individualizzato, sarebbe destinato all’insuccesso scolastico. Conoscere il problema reale di nostro figlio ha consentito a lui di liberarsi da un peso e da un senso di colpa ed inadeguatezza che lo stavano paralizzando e a noi genitori, invece, di intervenire precocemente con appropriati interventi di riabilitazione logopedica e con esercitazioni specifiche a casa nonchè di fare tutte le scelte necessarie per poterlo supportare adeguatamente, anche sotto il profilo dell’autostima, messa pericolosamente in crisi.

E così, gradatamente, con tanto impegno, con l’aiuto di nuove insegnanti sensibili e preparate e con il prezioso supporto dell’Aid (l’Associazione Italiana Dislessia, che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza), abbiamo recuperato il bambino felice di un tempo, nonostante debba comunque fare tutti i giorni i conti con la sua disabilità. Ma ha imparato ad accettare e conoscere i suoi limiti ed anche ad utilizzare strumenti che lo facilitano nelle attività per lui problematiche. Come gli occhiali per un miope o la carrozzina per un disabile motorio, ha imparato ad usare bene, quando necessario, il computer per leggere più velocemente e scrivere più correttamente, riducendo così il suo gap nei confronti dei compagni.

Riacquistando fiducia in se stesso ha anche iniziato a superare la paura della parola scritta tanto che adesso, nonostante la sua lettura sia molto stentata, ha riscoperto il piacere di leggere qualche pagina del suo libro preferito prima di addormentarsi. Vederlo a 10 anni, dopo tanta fatica e sofferenza, con in mano un libro, il suo caro amico d’infanzia, è stata per noi un’emozione indescrivibile e per lui un grande traguardo. Ha anche imparato ad accettare la sua diversità e a combattere, se necessario, per essere rispettato nell’ambiente scolastico.

Legge faticosamente, scrive male, fa errori. Ma ha una buona pagella ed è uno dei più bravi della classe in geografia, storia e scienze. E c’è qualcuno che ha il coraggio di sostenere che sarebbe invece meglio fare finta di niente, non “etichettare”, ignorare il problema e magari incolpare la scuola di non saper insegnare o la famiglia di non saper educare? Auguro a mio figlio e a tutti i bambini e ragazzi dislessici del mondo di non trovare mai lungo la propria strada, già tanto faticosa, persone così incapaci di comprendere. Per loro non c’è una diagnosi. Si chiama forse, semplicemente, ignoranza. Ed è ben peggio della dislessia.

Laura
Vicenza
mamma di un bambino dislessico

(16 luglio 2009) http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=65969

mar
30

Basta solitudine-Trova nuovi amici:Come?

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Come Trovare Nuovi Amici e

Non essere più Soli

Avere delle relazioni gratificanti con gli altri è uno dei segreti per avere una vita felice e piena di soddisfazioni.

Molte ricerche condotte nell’ambito della psicologia sociale, hanno evidenziato che chi ha una vita affettiva e relazionale soddisfacente, non solo è molto più felice, ma, ha anche una salute migliore e vive più a lungo, al contrario di chi ha con gli altri rapporti solo superficiali e vive di più la solitudine. La solitudine, quando non è una scelta volontaria, incide molto negativamente sul nostro benessere psicologico più di quanto possiamo immaginare.

La sensazione di non essere importanti per nessuno è la causa di molte depressioni e persino di molti suicidi. Eppure, triste a dirsi, la solitudine è una condizione che si sta diffondendo sempre di più, complici i ritmi frenetici della vita moderna che non agevolano i contatti umani. Timidezza, scarse abilità sociali , diffidenza verso gli altri, sono ulteriori fattori che possono contribuire a peggiorare la solitudine. La solitudine, però, può essere sconfitta, facendo lo sforzo deliberato di uscire dal proprio guscio e di aprirsi agli altri.

Alcuni consigli pratici per superare la solitudine

Non è possibile in un unico articolo trattare un problema complesso come quello della solitudine in un modo esaustivo anche perché ciascuno è solo in un modo diverso :c’è la solitudine del timido che non osa avvicinarsi agli altri, c’è la solitudine della persona sempre in viaggio per motivi di lavoro, e c’è chi invece si sente solo in mezzo ad una folla, ecc.. In questo paragrafo, tuttavia, darò alcuni consigli per sconfiggere la solitudine adatti ai diversi tipi di solitudine.

Fai uno sforzo consapevole per fare nuove amicizie.

Finiti i tempi della scuola, diventa più difficile farsi dei nuovi amici. Le ragioni sono tante: si ha meno tempo, si è impegnati con il lavoro e con la famiglia, ciascuno ha la sua vita e c’è minor disponibilità a conoscere gente nuova. Anche con i vecchi amici potrebbe non esserci il feeling di un tempo : molte cose cambiano dall’adolescenza all’età adulta e i tuoi amici di sempre potrebbero aver preso una direzione nella vita completamente diversa dalla tua.
Proprio per questo se vuoi delle nuove amicizie, devi dedicare alla tua vita sociale, tempo ed energia, cercando di creare delle occasioni di incontro.
Comincia a frequentare un posto dove puoi socializzare: una palestra, un associazione di volontariato, un corso di ballo, o di teatro ecc. Vai a concerti, al cineforum, fai dei viaggi di gruppo, ecc.., l’importante è che cerchi di interagire con le persone che incontri.

Sei timido? prova a fare la prima mossa

Sarà più facile fare amicizia, se prenderai l’iniziativa quando contatti gli altri.Se sei timido e ti sembra difficilissimo fare il primo passo prova a ridurre l’ansia ripetendoti che anche gli altri , anche quelli che sembrano brillanti e “vincenti”, hanno i loro timori e le loro insicurezze e magari, si sentono soli proprio come te. Hai il timore che le altre persone notino solo e sopratutto i tuoi difetti? non è così, gli altri, se non sono gravemente frustrati, non sono lì per giudicarti negativamente, ma per cercare di star bene e divertirsi. Se sei timido, ti potrà capitare di sentirti a disagio o addirittura di arrossire, quando parli con qualcuno che conosci poco: non farne un dramma. I timidi sono caratterizzati da eccessiva consapevolezza di sé, ma più ti focalizzai sulle tue sensazioni di imbarazzo, più l’ imbarazzo aumenta, mentre se non ci dai più di tanto peso, il disagio scemerà gradualmente.

Liberati dal timore di dover essere brillante ad ogni costo.

Nei primi contatti con un potenziale amico, quello che conta non è tanto apparire interessanti , quanto mostrarsi interessati all’altro.L’interesse sincero per l’altro è la chiave di un’amicizia ben riuscita. A questo proposito, vorrei citare un detto di Dale Carnegale che trovo profondamente vero: “Puoi trovare più amici in due mesi, interessandoti agli altri, che in due anni cercando di fare in modo che la gente si interessi a te”

Sviluppa l’amicizia con gradualità.

Alcune persone sole rovinano una potenziale amicizia, avanzando delle premature richieste d’intimità. Sono quelle persone che tengono al telefono per ore una persona che conoscono poco, oppure una volta ottenuto il numero di telefono, cominciano a chiamare tutti i giorni a qualsiasi orario.
Lo stesso discorso vale per l’aspetto affettivo della relazione : è meglio evitare all’inizio confidenze troppo personali perchè quasi sempre questo genere di confidenze fatte ad un conoscente, possono spaventare e/o imbarazzare.

Sìi te stesso.

Molte persone con una brillante vita sociale devono combattere contro la sensazione di “sentirsi soli anche in mezzo ad una folla“. Se anche tu, conosci un sacco di gente ma continui a sentirti solo, è perché instauri con gli altri dei rapporti solo superficiali. Con chi ti circonda non sei te stesso, reciti una parte, cercando di essere quello che gli altri si aspettano che tu sia. Quindi ti fingi più forte, più brillante, più sicuro di te di quanto tu non sia realmente, in questo modo non sperimenterai mai una vera intimità fecendo nascere la penosa sensazione di solitudine e l’impressione che nessuno possa capirti ed esserti vicino. Smettere di fingere di essere la persona che gli altri si aspettino che tu sia ,e farsi vedere per quello che sei, è il mezzo migliore per trasformare dei conoscenti in amici.

Non essere troppo critico verso gli altri.

Alcune persone respingono gli altri, adottando inconsapevolmente un atteggiamento troppo rigido e critico. Tendono ad aspettarsi troppo nelle relazioni con gli altri e ad avere una concezione idealizzata dell’amicizia : di conseguenza, vengono facilmente delusi. Quando l’ altro, come spesso succede, non soddisfa le loro aspettative, perdono la fiducia e preferiscono rompere l’ amicizia.
A volte le persone con questo tipo di problematica, tendono a misurare quanto danno e quanto ricevono in cambio. Se per esempio, l’amico non ricambia, a breve, un invito, o una telefonata, si sentono ingannati e non apprezzati. Se ti sei riconosciuto in questo ritratto, devi imparare ad essere più tollerante e non pretendere dagli altri più di quanto non ti possano dare: dopotutto non esiste l’amico perfetto.

Sviluppa i tuoi interessi.

Se ti mancano gli argomenti di conversazione, devi ampliare i tuoi interessi. Il modo più semplice è quello di tenerti informato: puoi leggere il giornale, andare a vedere qualche film appena uscito o dedicarti alla lettura di quel nuovo best seller di cui parlano tutti, oppure puoi trovarti un hobby.
La qualità delle nostre relazioni con gli altri dipende molto dal nostro atteggiamento. E’ importante sapere che gli altri hanno i tuoi stessi problemi. Non bisogna essere così egocentrici da credere che il mondo giri intorno a quello che la gente pensa del tuo aspetto ,delle tue sensazioni e del tuo comportamento. Gli altri non stanno sempre lì a giudicarti e a valutarti negativamente. Pensano a se stessi ,e sei tu che devi uscire fuori dal tuo guscio e andare verso gli altri , perché quando entriamo in contatto con un’altra persona allo stesso tempo ci mettiamo in contatto con noi stessi : aiutiamo noi stessi. Sono fermamente convinta che siamo un tutto unico. Lo siamo veramente e più sorridi e ti protendi verso gli altri , tanto più riceverai in cambio: si raccoglie quello che si è seminato.

Sì, lo so, è un clichè ma è un clichè proprio perché è profondamente vero. E allora coraggio, vai avanti e stabilisci un contatto con le altre persone. Se,per esempio, quando nelle occasioni dove incontri gente capisci che qualcuno è timido o triste ecco questa è l’occasione di protendersi verso gli altri. Nel momento in cui lo farai, vedrai che scoprirai qualcosa di stupendo.

Sì le persone sono meravigliose e tutto quello di cui hanno bisogno è un po’ tenerezza, amore e attenzione: è il miglior antidoto contro la solitudine.!

Anna de Angelis www.buonerelazioni.it

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