Archive for disagio

ott
14

Mistero Donna – Mistero Uomo

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   - Mistero Donna –                                                              - Mistero Uomo -

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Premessa:   Nella vita, chi prima chi dopo, l’uomo e la donna, arrivano al punto in cui sentono la necessità di fare un bilancio e spesso si imbattono in uno stato di confusione, con mille domande e da qui?………che fare?

Vediamo di fare un pò di chiarezza

Gli incontri che andiamo a proporre hanno l’ambizioso intento di aumentare la consapevolezza di quello che sentiamo, di quello che proviamo e di come lo manifestiamo.

Si prevedono due incontri di gruppo strutturati per sole donne ed un terzo incontro di gruppo per uomini e donne. Durante questi incontri poniamo le basi affinchè: Io Uomo – Io Donna,

  • mi osservo senza giudicarmi e partendo da questo
  • comprendo come mi sto muovendo ora nella vita e
  • come posso migliorare il mio approccio a situazioni e relazioni.
  • come mi atteggio con il corpo, con la mente e con le parole
  • quali risorse interiori possiedo e non utilizzo
  • quali sono le chiavi per aprire le porte ad una vita
    • Autentica, originale, tutt’altro che costruita o lontana dal mio essere reale,
    • All’insegna di relazioni piacevoli e costruttive
    • Realizzata in ogni suo aspetto e tanto altro ancora…

 

Cosa faremo?


Esperienza diretta, attraverso il corpo, mediante gesti e movimenti che ti rendono consapevole e che mettendoti in connessione con la tua mente, svilupperanno stimoli nuovi che ti danno la risposta alle mille domande lasciando spazio a nuove soluzioni ed eliminando via via la confusione contribuendo ad ottenendo Risultati Positivi nei vari aspetti della tua vita:

 - lavoro – denaro – famiglia – relazioni – salute

 

Alla scoperta della naturalezza del mio essere 

per ottenere Risultati Positivi


Accade comunemente di sentirsi inadeguati, di avere qualcosa da dire e non riuscire ad esprimersi, di sentirsi soli, incompresi, di non sapere più che pesci pigliare per ottenere dei risultati positivi pur mettendoci tutte le proprie energie.  E ancora…  di non riuscire a realizzarsi in coppia o nella professione, di sentirsi scarichi o di aver perso la motivazione.

Affrontiamo insieme questi disagi, alquanto comuni, che ci impediscono di sentirci realizzati e sereni come è nostro diritto.

I gesti e i movimenti che ti concederai di sperimentare in gruppo

miglioreranno la tua flessibilità corpo/mente influenzando positivamente

ambienti, persone e situazioni che ti gravitano intorno

 

Corpo e mente sono collegati. Se sei felice, hai un bell’aspetto e cammini con la giusta postura naturale; aumenta dunque la qualità dei pensieri ed anche il corpo ne giova sicuramente e di conseguenza l’aspetto.

Il modo in cui ti poni nella vita di tutti i giorni è direttamente collegato ai tuoi processi interiori.

Aumentando la fiducia in te stesso/a, sarà più facile superare i propri limiti, migliorare la qualità di vita e di relazione e realizzare i propri obiettivi.

Ogni volta che superi i tuoi limiti fisici, la tua mente riceve grande forza.


Sì!  Ho compreso che sperimentando semplici gesti il mio corpo comunica con la mia mente stimolando e attivando  risorse ed abilità rendendomi più forte e sicuro/a.


 Tutto questo nei percorsi Mistero Uomo – Mistero Donna con la facilitazione di Sonia Guerra

10367816_10203595446628460_1237853396582562109_nSonia Guerra ti facilita il percorso di consapevolezza del tuo essere e della sua manifestazione attraverso tecniche ed esperienze fisico/motorie, verbali e non, acquisite in 10 anni di studi e pratiche di varie discipline che hanno avuto un impatto positivo nella sua vita a 360°. Un percorso che le ha dato e continua a darle i suoi ottimi frutti e che considera sempre all’inizio, perché Sonia è convinta che il margine di miglioramento di sé non  ha limiti.


Quando:

  1. Mistero Donna:           Domenica 30 Novembre 2014 (sole donne)   h.16.00-18.00
  2. Mistero Donna:           Domenica    7  Dicembre 2014 (sole donne)   h.16.00-18.00
  3. Mistero Uomo–Mistero Donna: Domenica 11 Gennaio 2015 (uomini/donne) h.16.00-18.00

Dove:
Presso Sala incontri riservata c/o Ristorante/Pizzeria Il Mattone Via Cacace, 6 – Maerne di Martellago (VE)

Termine Ultimo Iscrizioni

-          Mistero Donna:                                                        20 Novembre 2014

-          Mistero Uomo – Mistero Donna:                            8 Gennaio 2015


Per info e iscrizioni compila il seguente modulo o contatta Maurizio allo  039 333 2590091

___________________________________________________________________
Nel frattempo, compila il form per comunicare l’intenzione a partecipare agli incontri nelle date indicate. Ti invieremo tutti i dettagli per completare l'iscrizione. La quota di partecipazione potrà essere versata direttamente all'incontro.

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Ti ringraziamo perchè ci aiuti a migliorare il nostro servizio organizzativo.
Lo staff di www.ilfilodimaggy.it


Contributo complessivo Donna € 30,00 (partecipando ai primi due, ti regaliamo il terzo incontro)

Contributo Uomo (incontro dell’11 gennaio) € 15,00

 

E NON FINISCE QUI!!! Al termine di ogni incontro, per chi avrà piacere, si condividerà la cena presso lo stesso Ristorante/Pizzeria per proseguire l’esperienza in ottima compagnia, possiamo invitare anche eventuali partner e amici.

autostima-500E RICORDA…….!!!    

“ Impara a valorizzare te stesso/a

               – TU VALI – 

ott
16

“Ordini dell’Amore”

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“…la netta sensazione di essere
sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompiuti o
senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, e anche dai miei più
lontani antenati…”
(C.G.Jung)

costellazioniIl disagio familiare è un tema di scottante attualità, una malattia sociale che tende ad allargarsi a macchia d’olio. Il metodo terapeutico delle costellazioni familiari, ideato in Germania da Bert Hellinger, si propone di contrastarlo alla radice, individuandone le cause profonde e apparentemente indecifrabili. Hellinger, lavorando sulle dinamiche familiari, si è accorto che in alcuni casi i figli si portano dietro tematiche emotive non risolte di antenati e di altri componenti della famiglia. E soltanto attraverso un lavoro di “riconoscimento” di questi legami (irretimenti) possono ritrovare equilibrio ed armonia. Quindi, ogni famiglia è regolata da legami nascosti ( segreti ) e scoprendoli e mettendoli in scena con una costellazione familiare, si riesce a comprendere il nostro comportamento, che spesso non ci appartiene, per esempio può capitare che inconsciamente e per amore si viva il destino di un altro membro della famiglia. Hellinger ci insegna, con una specie di rappresentazione teatrale, a liberarci da queste dinamiche che, in alcuni casi, ci può anche condurre alla malattia. E’ necessario che ognuno di noi trovi la forza e la volontà di indagare nel proprio mondo interiore, tanto da portare alla luce conflitti che, annidati nelle pieghe più nascoste dell’anima, intossicano la nostra esistenza quotidiana, rendendo più problematici i rapporti con gli altri.
Ogni famiglia è regolata da legami nascosti, segreti, i così detti “ordini dell’amore”. Scoprendoli e mettendoli in scena con una costellazione familiare, riusciremo a comprendere il nostro comportamento, che spesso non ci appartiene: capita che inconsciamente e per amore si viva il destino di un altro membro della famiglia. Hellinger ci insegna, con una sorta di rappresentazione teatrale, a liberarci da questa dinamica che in alcuni casi può anche condurci alla malattia. E inspiegabilmente ciascun rappresentante accede alla coscienza del membro della famiglia che sta mettendo in scena: è come se i posti assegnati fossero dotati di forza propria così che chi li occupa ha percezioni simili al personaggio che interpreta. In ogni caso la relazione rappresentante-membro della famiglia rimane sostanzialmente un mistero, mentre ben evidente è l’effetto della costellazione sul paziente. Si tratta di dinamiche, è lo stesso Hellinger ad ammetterlo, difficilmente spiegabili se ci affidiamo alla razionalità del metodo scientifico. Alcuni paragonano il campo d’influenza della famiglia al “campo morfogenetico”.

DOMENICA 20 OTTOBRE 2013

PIOVE DI SACCO  (PD)

ore 10:00

TRAINER: Lorenzo Bracciodieta – Psicologo, Psicoterapeuta, Ipnoterapeuta, Costellatore sistemico familiare, Trainer di Programmazione Neurolinguistica e Ipnosi Ericksoniana, Direttore della scuola di Specializzazione in Psicoterapia PNLt. Supervisore in E.M.D.R. (Eyes Movement Desensitization and Re-processing)

Vuoi partecipare e/o rappresentare la tua costellazione, chiama allo 340.7969041  o scrivi a co.pro@ilfilodimaggy.it

set
25

Educando

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“EDUCANDO”

Genitori in divenire

Corso Patrocinato dal Comune di Noale VE

Spesso la parola educazione esprime un senso generico, colmo di idee o buoni consigli formati attraverso l’esperienza diretta. E in molte occasioni questo bagaglio non è sufficiente ad affrontare le fasi delicate di crescita dei figli; ci si trova allora di fronte a situazioni e problemi che appaiono insolubili. L’incontro intende presentare un metodo che, attraverso le pratiche educative del rispetto, dell’ascolto, della collaborazione nella soluzione di conflitti e problemi, consenta alla famiglia di divenire un creativo spazio basato sul profondo rispetto dell’essere umano e delle sue capacità di autorealizzazione. Essere “Genitore in divenire” vuol dire anche acquisire tecniche e modalità relazionali tali da garantire la crescita dell’autonomia dei figli, dotando ciascuno di strumenti pratici e concreti per affrontare il compito più difficile della vita: accompagnare l’altro a divenire un essere completo, autonomo e pienamente capace di affrontare la vita.

Obiettivi:
Prevenire situazioni di disagio psicologico in famiglia, saper riconoscere i segnali del disagio in famiglia, aiutare i figli ad avere una percezione positiva di sé, fornire strumenti operativi per realizzare interventi di educazione all’ascolto in famiglia.

Argomenti:

•    Come riconoscere le proprie risorse e riuscire ad attivarle quando lo si desidera
•    Come prendere consapevolezza delle proprie emozioni
•    Come imparare a dare e a ricevere nella relazione con l’altro
•    Come creare un clima di fiducia all’interno di uno spazio condiviso
•    Come facilitare l’ascolto di se stessi e dell’altro

Metodologie e strumenti didattici:

Il modello teorico di riferimento è quello del counseling umanistico integrato che ricompone gli apporti fondamentali degli approcci umanistico esistenziali: l’approccio centrato sul cliente di Carl Rogers, l’approccio della Gestalt e le acquisizioni maturate nell’ambito della psicologia della comunicazione.
•    L’ascolto attivo messaggio – Io
•    La risoluzione dei conflitti con il metodo del problem solving
•    Le simulazioni per migliorare le abilità comunicative

Relatrici: Antonietta Verduci - Counselor Professionista e Dr.ssa Michela  Cestarollo Formatore

Il Corso è strutturato in un Modulo di 12 ore in totale, articolato in 6 incontri di sera della durata di 2 ore ciascuno, dalle 20.30 alle 22.30, che si svolgeranno  tra Novembre e Dicembre 2011

Le date stabilite per i 6 incontri sono:

11 – 18 e 24 Novembre 2011

2 – 15 e 22 Dicembre 2011

dalle 20,30 alle 22,30

Dove:

NOALE – VENEZIA

 Sala Consiliare – presso il Palazzo della Loggia – Centro Storico


Per informazioni e iscrizioni rivolgersi ai recapiti dell’Associazione +39 0495720374  +39 3407969041 mail: co.pro@ilfilodimaggy.it

Ora siamo anche su

mag
04

Scuola:relazione docenti – studenti

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Quanti insegnanti si trovano nella condizione di dover gestire alcune situazioni imbarazzanti, difficili, con i propri alunni e quanti genitori si sentono in difficoltà a comunicare con i docenti dei propri figli che esprimono un disagio usando atteggiamenti poco consoni all’ambiente scolastico.
Vi propongo ora il seguente documento che ci offre appunto delle riflessioni sugli atteggiamenti da evitare in situazioni di disagio dei ragazzi, tenendo presente che in ogni caso i ragazzi vogliono esprimere e comunicarci qualcosa, sta a noi insegnanti e genitori ascoltare e cogliere il messaggio andando oltre all’immediata parte esteriore dell’atteggiamento adottato dall’alunno in un determinato frangente.
Una volta compreso il messaggio, si valuta come procedere…..

Sonia Maggy

Riflessioni sulla relazione Docenti – Studenti

Alcuni esempi di relazioni disfunzionali che possono creare delle

barriere nella comunicazione docente-studente”.

SITUAZIONE

Carlo, un ragazzo di 13 anni di seconda media , giunge in classe, un giorno con un paio di occhiali da sole. Seduto in prima fila sfoggia i suoi occhiali da sole, dopo aver deposto quelli da vista. L’insegnante di lettere, arrivato in classe, dopo aver controllato i presenti, invita il ragazzo a mettere via gli occhiali da sole e a riprendere quelli da vista per leggere un testo ad alta voce. Carlo non ha nessuna intenzione di mettere via gli occhiali da sole, così l’insegnante inizia ad irritarsi e ad assumere atteggiamenti impositivi. Insomma inizia una specie di braccio di ferro tra docente ed alunno, in cui nessuno dei due intende smettere, strutturando in questo modo il rapporto persecutore-vittima.

STILE INTOLLERANTE E DESPOSTA

Si determina quando l’insegnante dinanzi ad un allievo che lo sfida o che insiste sul suo comportamento disfunzionale , reagisce immediatamente in modo dispotico e impaziente.

Nel caso riportato potrebbe urlare frasi del tipo, “come ti permetti”, “dove credi di essere”, “maleducato”, “vai dal preside”, “ fuori , vai fuori.” L’insegnante si avvale della critica, del rimprovero, della sospensione. Questo atteggiamento intransigente può presentare dei vantaggi immediati, infatti è facile che l’allievo ceda e metta da parte gli occhiali, mostri rispetto per l’autorità, tuttavia l’insegnante-educatore non può accontentarsi dell’adattamento superficiali e della compiacenza, ciò non incide sull’interiorità del discente ed è di breve durata.

STILE POLEMICO E LITIGIOSO

In questo caso l’insegnante potrebbe attaccare l’allievo e deriderlo agli occhi dei compagni.
“Togli quegli occhiali così lasci vedere la tua bella faccia”.
Questo atteggiamento è rischioso in quanto può innescare dinamiche distruttive.
Allievo: ma professoressa, perché ce l’ha sempre con me.
Insegnante. Perché tu sei bello.
Allievo: professoressa, ma quale bello, io non la toccherei neanche con un bastone lungo 3 mt.
A questo punto l’insegnante sorrise e scrisse una nota sul registro , chiedendo che l’allievo fosse sospeso per 3 giorni.
Il tipo di interazione è semiludica e quasi umoristica. La modalità seguita dal docente è quella dell’ attaccabrighe, che induce l’allievo a rispondere sullo stesso piano e a dimenticare che sta interagendo pur sempre con il suo docente.

STILE TIMOROSO

Un altro possibile atteggiamento dinanzi all’allievo dell’esempio, è quello di chi subisce tollerando pazientemente .Spesso gli alunni la interpretano come un permesso a persistere nel comportamento distruttivo. L’atteggiamento da martire , timido, trasmette l’idea di un docente che lascia correre e che permette agli allievi di abusare della sua pazienza.

STILE CALCOLATORE

E’ lo stile di chi ricorre ad un atteggiamento logico, razionale, preciso , freddo.

Esternamente il docente apparirà impassibile, dimostrerà calma e padronanza di sé, controllerà i suoi sentimenti e non si farà coinvolgere emotivamente, ma cercherà di discutere con l’allievo per farlo ragionare sul suo comportamento.

INTERVENTI COMUNEMENTE IMPIEGATI PER GESTIRE

RELAZIONI CONFLITTUALI

Verranno esaminate alcune strategie comuni adottate in classe per gestire le situazioni educative complesse : ignorare, sopportare in silenzio, critica, predica, rimprovero, punizione , sospensione.

Sebbene non soddisfino gli insegnanti e si rivelino sostanzialmente improduttive, risultano largamente impiegate in classe.

IGNORARE, SOPPORTARE IN SILENZIO

Dinanzi ad una situazione di disagio in classe (es. , risata svalutante, allievo che sbatte la porta in modo provocatorio ecc.), L’insegnante può ignorare quanto sta avvenendo , preoccupandosi di continuare il lavoro, per non “rinforzare” il comportamento problematico. Non è detto che i risultati siano soddisfacenti, infatti Montuschi sottolinea che nel linguaggio educativo ciò che non è esplicitamente vietato rischia di essere autorizzato. A volte il comportamento problematico dell’allievo può essere una richiesta di attenzioni, per cui il fatto di ignorarlo induce l’allievo a persistere .

LA PREDICA

E’ uno degli interventi più usati , dianzi all’allievo che non studia, a quello che disturba. Si tratta di un intervento genitoriale volto a impartire regole e istruzioni. Montuschi mette in guardia dal rischio derivante dall’uso della predica all’intera classe, essa rischia di diventare più uno sfogo dell’educatore che un dialogo diretto a delle persone, in quanto l’anonimato fa sentire al riparo i singoli. La predica , sia che venga rivolta alla classe o al singolo, risulta poco efficace , perché invita ad un adattamento e non ad un cambiamento.

CRITICA E RIMPROVERO

La critica, il rimprovero , il richiamo diretto non sono interventi efficaci, perché si basano sull’addestramento dell’allievo e producono cambiamenti compiacenti provvisori e precari.

C’è poi il rischio che l’allievo organizzi le mosse successive di rivincita. Secondo Montuschi può anche essere che sentimento spiacevole derivante dalla critica provochi nell’alunno un ripensamento , ma può essere solo un modo per evitare la critica piuttosto che cambiare il suo comportamento.

PUNIZIONE

Ancora assai diffusa, anche se non necessariamente sotto forma di punizione fisica. Essendo un intervento volto a cancellare il disturbo, può portare a vantaggi tangibili: riprendere il lavoro interrotto, catturare l’attenzione, ripristinare il silenzio ecc.

Essa non si fonda sulla comprensione della situazione problematica e non interviene sul problema, per cui è un intervento banale, ripetitivo e poco efficace dal punto di vista educativo.

LA SOSPENSIONE

Si ricorre alla sospensione di solito per motivi di condotta, essa non risulta efficace come strategia di intervento, è improduttiva , non risolve il problema e interviene sulla manifestazione esterna del disagio. Oltre che banale, la sospensione ha la valenza di rinuncia a gestire la situazione da parte dell’insegnante e della scuola. Si di un intervento che equivale a gettare la spugna, a fuggire al problema, rinunciando a rispondere ai bisogni di un alunno attraverso interventi particolarmente qualificati.

Da quanto esaminato si comprende come tutti questi interventi siano inutili dal punto di vista educativo e sebbene il problema immediato a volte sembri risolto, il problema reale, sotteso non è nemmeno sfiorato. Si corre il rischio che a lungo andare l’allievo possa sentirsi indirettamene invitato a lasciare la scuola .

Le strategie improduttive prese in esame hanno una caratteristica in comune, si basano sull’aspetto esterno ed evidente del disagio con l’aspettativa che sparisca. di . Il rischio è quello considerare e di trattare la manifestazione del disagio come se fosse il disagio stesso ed intervenire per cancellarlo ed eliminarla. Bisogna studiare i sintomi per formulare una diagnosi , risalendo alle cause soggiacenti. Finchè non si comprenderà e agirà sul meccanismo che alimenta il sintomo esterno, gli interventi del docente potranno solo contenere temporaneamente il disagio. Alcuni disagi peggiorano assai se non vengono gestiti nei tempi e nei modi opportuni.

Xodo Antonella

Riferimenti bibliografici
G. Amenta , Gestire il disagio a scuola , da Scuola e Didattica, La Scuola , Brescia 2002
Montuschi: F. Competenza affettiva e apprendimento . Dalla alfabetizzazione affettiva alla pedagogia speciale, Brescia , La Scuola 1993
Di Pietro M. 1999, l’ABC delle mie emozioni, Trento,EricKson
Berne 1971, Analisi transazionale e psicoterapia , Roma , Astrolabio

Lettura consigliata:

Adesso Basta. Ascoltami!
Educare i ragazzi al rispetto delle regole

Dettagli
Prima che educatori il passo è riconoscersi maestri di vita impegnati a dar supporto alle nuove generazioni. Di fronte alla disobbedienza il punto non è aggirare le regole ma la comprensione del motivo per il quale non si ottiene obbedienza, l’ascolto disinteressato.

* Autore: Francesco Berto
* Editore: Edizioni la Meridiana
* Data pubblicazione: Marzo 2004
* Tipo: Libro
* Pagine: 119
* Formato: 21×25
* Stato: Disponibile in pronta consegna
* Categorie: Comunicazione, Guide per genitori ed educatori, Psicologia e salute, Salute dei bambini

apr
21

Più Umiltà e Rispetto

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Riporto oggi la denuncia di una mamma
questo è un argomento che mi tocca personalmente
e che sicuramente troverà il consenso e la solidarietà delle famiglie
con ragazzini o ormai adulti dislessici e disgrafici a cui mi sento vicina
Mi occuperò di approfondire questo argomento di una attualità sempre più sentita
cercando di offrire spunti e strumenti utili alla conoscenza di quella
che è una difficoltà ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata
in primis dalle famiglie per la fatica a riconoscere ed accettare
questa unicità chiamata disturbo dell’apprendimanto DSA

Sonia Maggy

16-07-2009 sezione: LADENUNCIADELGIORNO

Io, mamma di un bimbo dislessico chiedo agli insegnanti più umiltà e rispetto.
Gentile direttore, da quando in Italia finalmente anche i media hanno iniziato a parlare di dislessia e Dsa (disturbi specifici di apprendimento) e soprattutto da quando è partito l’iter legislativo di una legge nazionale a tutela dei bambini e ragazzi dislessici, ci si imbatte nella pubblicazione di lettere firmate da persone, spesso insegnanti, che intervengono sul delicato tema della dislessia con estrema approssimazione e superficialità, dimostrando non solo di non conoscere il problema ma soprattutto di non volerlo capire.

Come mamma di un bambino dislessico, potrei consigliare a questi signori, soprattutto se insegnanti, di avere un atteggiamento un po’ più umile e rispettoso nei confronti di bambini che soffrono e che conducono ogni giorno una battaglia per portare avanti il loro difficile percorso di apprendimento. Magari, se questi signori si avvicinassero al problema dopo essersi adeguatamente documentati (e la bibliografia scientifica è molto ampia in Italia per non parlare dell’estero) potrebbero sviluppare un’opinione che, per quanto personale, possa almeno essere al riparo da banalissimi luoghi comuni. Ma nutro ben poche speranze.

Come mamma di un bambino dislessico, vorrei infatti soprattutto lasciare alla mia personale e diretta esperienza il compito di spiegare perché è così importante per il futuro di molti giovani riconoscere quanto prima e saper affrontare senza pregiudizi il problema della dislessia.

Mio figlio, che ora ha 10 anni e ha concluso la quarta elementare, è sempre stato fin da piccolo un bambino intelligente, attento, interessato e spigliato. Sempre pronto ad imparare, a capire, a conoscere, tanto che fino ai 6 anni i suoi giochi preferiti erano i libri, divorati con gli occhi, letti con la mente o con l’aiuto di un adulto. Eppure, nonostante le grandi aspettative, la sua prima esperienza scolastica è stata un disastro: non riusciva a scrivere correttamente, a fare le cornicette, a tenere la riga, la lettura era lentissima e stentata, invertiva le lettere e i numeri, colorava male e via dicendo. Per molte delle attività scolastiche non dimostrava alcun interesse e si era fatto via via sempre più scontroso, irritabile e cupo. Soprattutto aveva perso il sorriso. Ed aveva invece acquisito tutta una serie di malesseri ricorrenti tra cui mal di pancia, intolleranze alimentari, pianti depressivi. Un vero disastro, tanto da renderlo ai nostri occhi di genitori addirittura un bambino irriconoscibile. A rincarare la dose le note sui quaderni e i continui richiami delle insegnanti per la pigrizia, il disinteresse, la deconcentrazione, la superficialità, la svogliatezza.

Cosa era successo? Cosa aveva trasformato nostro figlio allegro, positivo e attento in un bambino triste e scolasticamente “asino”?
Solo ed unicamente grazie alla nostra caparbietà di genitori spinti dalla volontà di capire e comprendere, dopo un percorso certo non facile e senza la minima collaborazione da parte della scuola, abbiamo finalmente scoperto che nostro figlio poteva essere dislessico. Dico “poteva” perché prima dell’inizio della terza elementare i neuropsichiatri formulano semplicemente un sospetto di dislessia, riservandosi di confermarne la diagnosi più avanti. Questa prudenza è motivata dal fatto che in alcuni bambini possono verificarsi dei ritardi e delle lentezze di apprendimento che poi si risolvono gradatamente nel corso della seconda elementare. Mio figlio, invece, dopo approfonditi test che si sono sviluppati in numerosi incontri, è stato poi, in terza elementare, definitivamente diagnosticato con disturbi specifici di apprendimento, in particolare dislessia e disgrafia di grave entità abbinate a disortografia e discalculia più lievi. Da precisare che, invece, il quoziente intellettivo è superiore alla media. E’ quindi un bambino molto intelligente ma che non riesce a leggere, se non lentamente e con uno sforzo enorme, che non riesce a produrre un segno grafico soddisfacente, che non riesce a scrivere correttamente. Non riesce quindi a fare quello che per tutti gli altri bambini è facile, naturale e soprattutto automatico. Eppure può imparare, comprendere e capire, anche meglio di altri bambini, sempre che l’apprendimento non passi attraverso le attività del leggere e scrivere.

E’ un bambino dalle enormi potenzialità che però, all’interno di una scuola fondata sulla letto-scrittura se gestita da insegnanti con metodologie didattiche rigide e poco inclini ad un approccio individualizzato, sarebbe destinato all’insuccesso scolastico. Conoscere il problema reale di nostro figlio ha consentito a lui di liberarsi da un peso e da un senso di colpa ed inadeguatezza che lo stavano paralizzando e a noi genitori, invece, di intervenire precocemente con appropriati interventi di riabilitazione logopedica e con esercitazioni specifiche a casa nonchè di fare tutte le scelte necessarie per poterlo supportare adeguatamente, anche sotto il profilo dell’autostima, messa pericolosamente in crisi.

E così, gradatamente, con tanto impegno, con l’aiuto di nuove insegnanti sensibili e preparate e con il prezioso supporto dell’Aid (l’Associazione Italiana Dislessia, che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza), abbiamo recuperato il bambino felice di un tempo, nonostante debba comunque fare tutti i giorni i conti con la sua disabilità. Ma ha imparato ad accettare e conoscere i suoi limiti ed anche ad utilizzare strumenti che lo facilitano nelle attività per lui problematiche. Come gli occhiali per un miope o la carrozzina per un disabile motorio, ha imparato ad usare bene, quando necessario, il computer per leggere più velocemente e scrivere più correttamente, riducendo così il suo gap nei confronti dei compagni.

Riacquistando fiducia in se stesso ha anche iniziato a superare la paura della parola scritta tanto che adesso, nonostante la sua lettura sia molto stentata, ha riscoperto il piacere di leggere qualche pagina del suo libro preferito prima di addormentarsi. Vederlo a 10 anni, dopo tanta fatica e sofferenza, con in mano un libro, il suo caro amico d’infanzia, è stata per noi un’emozione indescrivibile e per lui un grande traguardo. Ha anche imparato ad accettare la sua diversità e a combattere, se necessario, per essere rispettato nell’ambiente scolastico.

Legge faticosamente, scrive male, fa errori. Ma ha una buona pagella ed è uno dei più bravi della classe in geografia, storia e scienze. E c’è qualcuno che ha il coraggio di sostenere che sarebbe invece meglio fare finta di niente, non “etichettare”, ignorare il problema e magari incolpare la scuola di non saper insegnare o la famiglia di non saper educare? Auguro a mio figlio e a tutti i bambini e ragazzi dislessici del mondo di non trovare mai lungo la propria strada, già tanto faticosa, persone così incapaci di comprendere. Per loro non c’è una diagnosi. Si chiama forse, semplicemente, ignoranza. Ed è ben peggio della dislessia.

Laura
Vicenza
mamma di un bambino dislessico

(16 luglio 2009) http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=65969